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SeaCreative believe in art! Intervista all’artista

Published on febbraio 22nd, 2013

Fabrizio Sarti in arte SeaCreative inizia negli anni novanta dipingendo graffiti su muri e vagoni di treni. Studia graphic design, ma continua a coltivare la sua forte passione per il writng. Nel 2000 matura le sue conoscenze sperimentandosi anche su tele, tavole e diversi supporti. Al momento vanta numerose collaborazioni artistiche, pubblicitarie e partecipazioni ad eventi in Italia e all’estero. Espone sempre più spesso in gallerie, ma preferisce lasciare tracce della sua arte in fabbriche abbandonate.

Come e quando nasce la tua passione per i graffiti, i murales e le arti figurative?

Quando avevo circa 12/13 anni, i miei genitori mi portavano in una località di vacanza dove i muri del porto erano abbelliti da fantastici disegni. La città era Rimini e uno degli artisti più visibili era ERON. Non potevo a fare a meno di non guardarli. Quello è stato il mio primo incontro con l’arte dei graffiti. Da quel momento ho cominciato ad interessarmi al fenomeno, facendo migliaia di fotografie, che conservo gelosamente ancora oggi. Solo nel 1993 ho cominciato a dipingere seriamente con un gruppo di amici. Da lì in poi non ho più smesso, ho dipinto con gli spray per circa 8 anni. Tra il 2001 e il 2002 gradualmente sono passato dagli spray ai pennelli e le mie superfici preferite sono diventate i muri delle fabbriche abbandonate.

Nelle tue opere si vedono dei personaggi molto ricorrenti, riconoscibili che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo di molti. Da dove trai ispirazione per i tuoi lavori?

La principale fonte di ispirazione dei miei personaggi sono le persone comuni che incontro ogni giorno nelle vie della mia città, loro mixate alle mie passioni e ai miei stati d’animo, danno vita ai personaggi che popolano i miei lavori.

La tua arte ha subito cambiamenti con le esposizioni in gallerie?

Quando ho iniziato a dipingere non aspiravo ad esporre in galleria, la strada era la “galleria” personale, dove non bisognava avere l’invito o essere in lista, l’opera veniva fruita da tutti liberamente. Nessun altra esposizione poteva garantirti la stessa visibilità. Il tuo lavoro non era filtrato, era lì nudo e crudo e ognuno poteva interpretarlo come voleva! Il passaggio in galleria rappresenta un’evoluzione naturale di percorso ed anche se, il processo creativo e le dinamiche sono differenti da un intervento in strada, credo possano convivere entrambe, una non esclude l’altra. Le gallerie non hanno cambiato il mio modo di fare arte, è il mio lavoro che cambia in base al contesto.

Che musica ascolti?

Prediligo musica elettronica e reggae, in questi giorni continuo a mandare in loop gli Aucan!

Se ti ingaggiassero per la nuova pubblicità del mulino bianco, cosa proporresti?

Sicuramente di rimandare a casa Banderas e dar fuoco al mulino.

Si parla tanto di Street Art, ritieni che ci siano stati degli eventi importanti che abbiano definito la “street art” come vera e propria forma d’arte o che “street art” sia un nome collettivo utilizzato per definire una forma espressiva di artisti che preferiscono la strada alla tela o agli spazi chiusi? Che ne pensi della “street art” nei musei e gallerie?

La street art è un recipiente inventato dai media per dare una definizione a una serie di interventi artistici che non sapevano definire. Alcuni eventi mondiali ed altri nazionali sono serviti a far conoscere al grande pubblico la street art, ma di certo non l’hanno forgiata. Gli eventi espositivi, sono solo la punta dell’iceberg. La parte più importante sono stati gli anni vissuti in sordina dai vari artisti per le città di tutto il mondo, è grazie alla loro costanza che si è creato tutto questo interesse intorno al fenomeno. Tutte le altre polemiche sulla parola street art sono inutili … dipingi e lascia dipingere e non pensare troppo a quello che dice la gente!

I graffiti sono ancora utilizzati come strumento di protesta sociale o hanno perso il loro valore originario aprendosi ad altre forme di comunicazione?

Sicuramente ancora oggi i graffiti vengono usati come mezzo di protesta, ma non solo, ormai hanno avuto un evoluzione tale che cercare di catalogare o dare un unica collocazione ad un movimento di questa grandezza è secondo me impossibile. Chi nel 2013 fa graffiti può avere mille diverse intenzioni e motivazioni alla base, non è più un fenomeno artistico legato alla cultura hip-hop, ormai quei tempi sono passati da un pezzo. I graffiti sono una cultura a parte, con mille sfaccettature diverse che ha influenzato il costume, la società, la moda e la pubblicità. Penso che sia il fenomeno artistico più grande degli ultimi 30 anni e che sia tutt’ora in continua crescita.

Se fossi nato a Berlino e avessi trascorso gran parte della tua esistenza in questa città, pensi che la tua arte sarebbe stata più apprezzata?

Non penso che il posto dove si nasce o si vive possa influire sul giudizio della propria arte, sicuramente fuori dall’Italia c’è stata maggiore attenzione all’arte pubblica e ci sono più possibilità perché istituzioni e gallerie ne hanno favorito maggiormente l’apertura. Sono state capaci di capirne le potenzialità. In Italia invece, c’è stato un fermento iniziale, dato più dalla novità che non dal vero interesse per l’aspetto artistico. Quindi abbiamo vissuto un periodo iniziale prospero che è si è spento nel giro di pochi anni, soprattutto per mancanza di concessione di spazi agli artisti che sono stati costretti a realizzare all’estero i propri progetti. Fortunatamente il lavoro di alcune associazioni italiane sta permettendo la fioritura di progetti interessanti. Speriamo non sia solo un’illusione.

Qual è il tuo sogno per il futuro?

Mi piacerebbe molto aprire un laboratorio dove poter sperimentare liberamente le tecniche di serigrafia, incisione e stampa a caratteri. Penso che sia il giusto mix tra tecniche tradizionali e disegni moderni che può dar luogo a fantastiche produzioni.

Dove è possibile vedere le tue opere al momento?

A marzo, presento un paio di nuovi lavori in bianco e nero su carta cotone, in una collettiva organizzata dalla galleria Intoxicated Demons di Monaco. E poi ci sono sempre i lavori sui muri delle fabbriche abbandonate … anche se difficili da trovare, si può sempre dare un’occhiata al sito www.seacreative.net e alla pagina facebook SeaCreative .

T.iG.er

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