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The substance: Albert Hoffman’s LSD

Published on luglio 7th, 2012

Una molecola può cambiare la società? L’acido lisergico ha cambiato la società americana nella seconda metà del 20° secolo, alterando gli stati di coscienza di religiosi, politici, artisti, medici e militari. Le infinite potenzialità della sostanza di amplificare emozioni e stati d’animo, la capacità di trascendere il proprio corpo, abbandonando la dimensione umana per elevarla ad un livello di coscienza superiore, il rischio del “bad trip” sono solo alcuni aspetti ripercorsi nella storia dell’LSD documentati abilmente dal regista Martin Witz.

Il documentario “The substance: Albert Hoffman’s LSD” raccoglie le testimonianze del chimico svizzero Albert Hofmann (intervistato poco prima del suo 100° compleanno) sulla sua scoperta fatta nell’ormai lontano 1943. La sostanza estratta da un parassita della segale folgorò così tanto il ricercatore da convincerlo a continuare le ricerche per studiarne gli effetti. Il racconto caleidoscopico si svolge sotto il suo rassicurante sguardo. Si inizia con il suo primo “trip” involontario (durante alcune  ricerche mediche sulla circolazione sanguigna) e finisce con i racconti davvero commoventi del ruolo attualmente svolto dalla sostanza nel trattamento dell’ansia e della depressione nei pazienti con malattie terminali.

Gli psichiatri degli anni ’50 testarono sui loro pazienti questo farmaco miracoloso scoprendo dei risultati sorprendenti, alquanto bizzarri. L’ LSD fu poi oggetto di terrificanti esperimenti da parte della CIA che lo utilizzò come strumento per il cosiddetto “lavaggio del cervello” e dall’esercito americano che voleva sperimentarlo come potenziale arma chimica bellica per condurre alla follia temporanea i nemici (in alcuni filmati si vedono i test sui soldati americani sotto acido nel tentativo di marciare in squadra non riuscendoci). Il documentario raccoglie poi le testimonianze dei cultori della sostanza degli anni ’60. Fautore e guru in questi anni fu Timothy Leary, assistente professore di psicologia all’Università di Harvard, che dopo aver reso pubblica la sua fede nella psichedelia, dedicò anima e corpo alla sostanza fondando una sua clinica, nella quale diverse tipologie di consumatori si riunivano per vivere esperienze extrasensoriali, tentando di varcare i confini della propria mente per raggiungere l’armonia cosmica seguendo il mantra “Turn on, tune in, drop out” (“Accenditi, sintonizzati, sganciati”). Con il consumo di massa, cocktail di idealismo e promozione della sostanza, si assistette all’inizio della fine della ricerca e al dispiacere di Hoffman per gli incidenti che il movimento hippy provocò sulla reputazione del farmaco. Fu nell’estate del 1967 che il sogno della non violenza, della pace e amore universale, si infranse come un’onda sulle immagini di centinaia di giovani in preda  a deliri visionari, scortati dalla polizia in ospedale.

Sono passati solo 40 anni da quando Haight-Ashbury a San Francisco era il centro del mondo dove giovani hippie liberavano la propria coscienza dalla rigide convenzioni per accedere agli strati più profondi e nascosti della propria mente, ma il lungo viaggio ha reso solo più signorile un luogo magico dove un popolo cercava di armonizzarsi con il cosmo.

T.iG.er

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