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Kraftwerk – Retrospective 1 2 3 4 5 6 7 8

Published on marzo 27th, 2012

Dal 10 aprile per 8 notti il MOMA di New York ospiterà la performance dei Kraftwerk. Otto dei più famosi album della band verranno riproposti in un percorso di musica e immagini che traccia la loro storia. Nessuna pausa di riflessione, assenti i vuoti creativi  che di solito in questi anni arrivano molto presto, i Kraftwerk (dal tedesco “centrale elettrica”) continuano da più di 30 anni a dedicare la propria vita alla ricerca e produzione musicale. Gli instancabili lavoratori del suono, oggi signori di mezza età non si curano tanto del business (ricordiamo la rinuncia a mettere in commercio il disco Technopop, nel 1983 perché non considerato un reale passo avanti rispetto al passato), ma ancora determinati, energici ed eleganti continuano a sorprendere il pubblico con sintetizzatori e grafiche multimediali.

 

 

Ralf Hutter e Florian Schneider, sin da ragazzi hanno sempre cercato di definire un personalissimo stile musicale in grado di competere con le influenze musicali che, dopo la seconda guerra mondiale, provenivano dagli U.S.A. . Hanno cercato di proporre, con uno stile ed un estetica inconfondibilmente tedesca, un’altra musica POP “diversa” dal POP fatto di chitarre e batteria. Una band molto amata da un pubblico storico che impazziva per un cambio d’abito, di giacca, cravatta e tute-ologramma, o quando, per l’esecuzione di “The robots”, gli “umanoidi” facevano entrare in scena i loro alter ego automatizzati a coronamento del loro sogno: la creazione di robot perfetti in grado di poterli sostituire dal vivo e durante le interviste, per dedicarsi completamente allo sviluppo della loro musica. Il sogno dell’uomo-macchina che in perfetta simbiosi produce melodie. Ai loro 65 anni d’età i Kraftwerk (oggi rimasti in tre, meno Florian Schneider, che dal  2005 ha abbandonato la band) continuano a credere nella personale idea di musica popolare fatta di sperimentazioni, superamenti dei limiti, sacrifici, minimalismi a favore della pura melodia, a scapito del music-business (rinunciando a collaborazioni artistiche per disinteresse, come ad esempio con Michael Jackson).

E mi viene in mente una tarda e fredda sera d’inverno, nella periferia sud di una città, dove anni fa in veste elegantissima, fumavo all’ombra di una bianca luce elettrica mentre in testa mi risuonavano ripetutamente i versi di “Neon Lights” … “Neon lights, shimmering neon lights and at the fall of night; this city’s made of light… Neon lights, shimmering neon …”

T.iG.er

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