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Shepard Fairey in arte Obey

Published on febbraio 6th, 2012

Dopo “Banksy. Il terrorista dell’arte” (2010), Sabina De Gregori torna ad esplorare per Castelvecchi Editore, i linguaggi della street art e questa volta ci racconta l’esordio, la carriera e lo stile di un altro grande esponente dell’arte contemporanea: “Shepard Fairey, in arte Obey. La vita e le opere del re della Poster Art” (2011).

Ci racconta di un ragazzo nato nel 1970 in una cittadina del Sud Carolina, che comincia quasi per gioco a creare adesivi da applicare sul suo skateboard e su quelli degli amici. Ci parla di un ragazzo che, per mostrare ad un coetaneo come produrre un adesivo, si ritrova a crearne uno, ispirato al noto wrestler francese Andrè Roussimoff, detto The Giant, che comincerà a fare il giro degli Stati Uniti. Nasce così la campagna André The Giant Has a Posse, che arriva a catturare l’interesse dei media, e dell’opinione pubblica. Fairey diventa, quasi senza accorgersene, esponente della Poster Art. Osserva la gente, nota che è ormai assuefatta dai manifesti pubblicitari e da quelli di propaganda, tanto da osservarli senza porsi domande e finendo per obbedirvi tacitamente. Capisce che c’è bisogno di risvegliare le coscienze, di stimolare la curiosità e nota che stickers e poster sono un ottimo strumento per catturare l’attenzione, per destabilizzare. La gente, abituata a messaggi chiari, davanti a quelle immagini si ferma, si chiede cosa ci sia dietro, se, anche in questo caso, l’intento sia quello di imporre un’azione. “Obbedienza”, è questo il concetto chiave di tutti i messaggi di Shephard Fairey, che adesso ha deciso di chiamarsi “Obey”.“L’obbedienza è la moneta più preziosa” dirà, infatti, proprio in riferimento al fatto che la gente finisce per obbedire ciecamente a campagne di marketing senza più rendersene conto. Obey vuole, perciò, rovesciare questo sistema e sa che l’unico modo è suscitando delle reazioni. L’adesivo può non avere alcun significato ma induce a porsi delle domande, a ricercare un senso da attribuire a quell’immagine a seconda della propria personalità e sensibilità, provoca  una reazione.

Photo courtesy of Shepard Fairey

La De Gregori ci conduce in un percorso che tocca tutte le tappe della carriera del “Re della Poster Art”, del ragazzo che ha inventato gli stickers per la strada ed ha rivoluzionato il modo di fare propaganda politica. Ci spiega come nasce quello stile inconfondibile che commenta gli eventi della storia contemporanea e si fa portavoce di una critica sociale del mondo globalizzato. Ci parla delle correnti che lo hanno influenzato, delle varie collaborazioni e ci mostra i suoi lavori più significativi, dagli adesivi artigianali dell’89 all’immagine che ha accompagnato la campagna elettorale di Barack Obama. Quel manifesto, con il volto virato in blu e rosso e con la scritta “Hope” ha fatto il giro del mondo, è passato dalle strade ai giornali, dai social alle t-shirt, dando un’incredibile forza alla comunicazione e all’intera campagna elettorale per la candidatura del futuro presidente. Quell’immagine è diventata un’icona come la Marylin Monroe di Warhol ed il bello è che Shephard Fairey non l’avrebbe mai immaginato, così come non avrebbe mai pensato che sarebbe stato proprio lo stesso Obama a descrivere l’essenza del suo lavoro in poche righe, scritte per ringraziarlo del supporto dimostratogli:

 “Caro Shephard, vorrei ringraziarti per aver messo il tuo talento a disposizione della mia campagna elettorale. Il messaggio politico dei tuoi lavori ha spinto gli americani a credere nella possibilità di un cambiamento. Le tue immagini hanno un forte impatto sulle persone, che siano ammirate in una galleria d’arte o semplicemente per strada. Mi sento privilegiato, per essere diventato oggetto del tuo lavoro e orgoglioso del supporto che mi hai dato. Ti auguro di continuare ad affrontare con successo la strada della creatività.

Sinceramente,

Barack Obama”

 

M.D.

“SHEPARD FAIREY IN ARTE OBEY”

di Sabina De Gregori

Edizioni Castelvecchi
 214 pagine – 24 €

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