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Farhan Siki a Milano con Implosions: Imperfect Signs

Published on dicembre 17th, 2011

Farhan Siki inaugura la sua prima personale europea alla Galleria Primo Marella di Milano.

Il Banksy asiatico, soprannominato così non solo per le sue origini indonesiane, ma anche per la  provenienza dalla cultura street e per il carattere irriverente e provocatorio delle sue opere, approda in Italia con la sua “Implosions: Imperfect Signs”. Hendro Wiyanto, curatore della mostra, descrive così l’essenza delle opere di Siki: “Gli attacchi di Farhan colpiscono il mondo dell’arte e la cultura della celebrità dall’interno. Il nome e l’immagine di un artista oggi sono diventati essi stessi marchi. Il cranio di diamanti per Hirst, le orecchie da coniglio per Jeff Koons, il logo Vuitton per Murakami plasmano l’immagine dei rispettivi artisti assecondando vere e proprie strategie di marketing. […] Non è forse vero che l’eccentricità vende? “Una buona arte è sempre un buon affare”, ha detto Warhol. O viceversa, dicono gli uomini d’affari”.

Cos’altro aggiungere? Probabilmente nulla, se non che da oggi, fino al 28 gennaio, sarà possibile ammirare 15 grandi opere su tela. Opere inedite che rappresentano le tante contraddizioni che compongono la nostra contemporaneità con umorismo e sarcasmo. Se nel 2000 Siki girava per le strade di Yogyakarta praticando guerrilla stencil, oggi non ha perso la sua vocazione street,  tant’è che utilizza un linguaggio mutuato dalla pubblicità e della comunicazione per provocare e polemizzare contro la cultura globale. È per questo che, come con Banksy o con chiunque tenti di esprimersi attraverso provocazioni, le sue opere generano forti contrasti e critiche. Solo per citarne alcune, si pensi alla serie Mur(war)kami che, su uno sfondo composto dai loghi ideati da Takashi Murakami per Louis Vuitton rappresenta scene di guerra,  oppure all’opera Noam, Screaming isn’t enough, una rievocazione del celebre Urlo di Munch in cui un volto urlante campeggia su uno sfondo colmo di marchi commerciali. In tutte le sue opere è evidente che Siki vuole provocare ed il suo intento è quello di evidenziare come l’atto di acquisto sia percepito dal consumatore come generatore di una migliore condizione di vita. Nonostante il processo di scelta sia tutt’altro che semplice e causi non pochi conflitti interiori “ciò che conta è acquistare, comunque, qualcosa” e questo perché la società globale è arrivata al punto di influenzare le percezioni dei singoli individui, condizionandoli nelle decisioni quotidiane.

Siki dipinge principalmente con la vernice spray e utilizza la tecnica dello stencil, in modo da poter riprodurre fedelmente tutti i simboli che compongono il suo linguaggio (brand, loghi, lettering, icone), segni perfetti graficamente, ma che nelle diverse opere rivelano l’imperfezione che in realtà li caratterizza. Lo scopo è colpire la società di massa, ma anche lo stesso sistema dell’arte al quale, come molti suoi colleghi, rivolge la critica di puntare troppo spesso allo star system piuttosto che al riconoscimento ed alla salvaguardia delle forme d’arte più pure, incluse le opere sparse per il mondo, dei tanti street artist come Banksy o tanti altri.

Margherita Dongiovanni

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