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This must be the place

Published on ottobre 24th, 2011

this-must-be-the-placeVoce in falsetto, cerone, matita nera, lipstick rosso fuoco e capelli nero corvino cotonati, un’andatura un po’ sbilenca e due occhi profondamente tristi. È questa la maschera dietro cui si cela Cheyenne, un bambino imprigionato nel corpo di una ormai cinquantenne e decadente ex rockstar, corroso dagli eccessi, logorato dai sensi di colpa e debilitato dalla monotonia della quotidianità.

Appare buffo, goffo, ingenuo, impacciato e a volte un pò impertinente, ma, se lo si osserva bene si dimostra anche tenero, premuroso, intelligente. Indossa una maschera perché così è più facile nascondere il dolore, la delusione e la malinconia, ma i suoi sentimenti lo spingono a compiere un viaggio alla scoperta delle proprie origini e della sua vera essenza. La morte del padre, con il quale non ha rapporti da trent’anni, lo porta a lasciare la sua lussuosa villa e la monotona vita irlandese e a partire per gli States alla ricerca del criminale nazista che aveva tanto umiliato il genitore in un campo di concentramento.

this-must-be-the-placeCon andatura incerta e con sempre dietro il suo trolley carico di dubbi, timori e rancori Cheyenne si ritrova, così, ad affrontare le sue tante paure, come quella di volare o quella di amare ed essere amato. Con la fragilità e con gli occhi meravigliati di un bambino intraprende un vero e proprio viaggio on the road alla ri-scoperta di se stesso.

Un percorso accompagnato dalla musica di David Byrne, scelta e composta dallo stesso Byrne. Non a caso, infatti, Paolo Sorrentino ha scelto di intitolarlo: “This Must Be the Place“ celebre pezzo dei Talking Heads … probabilmente dev’essere quello che avrà pensato Cheyenne – interpretato da uno strepitoso Sean Penn -  con il ritorno a casa, dopo la trasformazione del corpo e dello spirito nel suo straordinario viaggio.

M.D.

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