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La Cosa Oscura, quando Straub gioca a fare King …

Published on ottobre 16th, 2011

la-cosa-oscura-peter-straubIn seconda di copertina del romanzo “La Cosa Oscura” di Peter Straub, subito dopo la sinossi della trama, si legge che l’autore è “l’unico vero erede di Stephen King”. Fermo restando che l’accostamento con il celeberrimo re dell’horror è una strategia tradizionalmente usata per dar lustro al romanziere di turno, varrebbe almeno la pena di rispettare i criteri anagrafici prima di affibbiare un epiteto tanto lusinghiero.

Nel caso specifico la scelta stride non poco, essendo Straub nato nel 1943, quattro anni prima del sessantaquattrenne scrittore del Maine. E tra l’altro non stiamo nemmeno parlando di un astro nascente della letteratura, visto che il nostro autore è attivo dagli anni ’70 e ha iniziato a pubblicare contemporaneamente allo stesso King, se non prima. Insomma, Straub è senza dubbio un romanziere con determinate qualità ma non lo si può proprio definire “erede di King” perché anche sul fronte della popolarità, almeno nel nostro Paese, il confronto è impari. Della sua nutrita bibliografia sono stati tradotti solo una minima parte di volumi, il re gode invece di ben altra attenzione con libri che escono nelle librerie italiane dopo pochissimi mesi dalla pubblicazione in USA. Una differenza di trattamento che, tra l’altro, ha anche il suo perché. Tornando infatti a “La Cosa Oscura”, recente parto creativo di Straub che da noi è uscito per Sperling & Kupfer, le differenze tra i due saltano subito all’occhio.

La trama, a dire il vero, un pò di sapore kingiano ce l’ha, con questa storia di un macabro rituale risalente al 1966 – periodo in cui i personaggi erano poco più che adolescenti – che viene poi ripresa a molti anni di distanza da un maturo scrittore – quasi estraneo alla vicenda – deciso a indagare nel passato di moglie e amici.

la-cosa-oscura-peter-straubTutto questo ricorda un pò IT o quello splendido racconto di Stagioni Diverse che la gente ricorda come Stand by me. Ma le analogie si fermano a questo perché le costruzioni narrative che King è in grado di inventare quando opera su diversi piani temporali sono un suo esclusivo appannaggio. Quelle di Straub, benché degne di nota, non sembrano altrettanto efficaci. Nel suo continuo spostamento avanti e indietro nel tempo, “La Cosa Oscura” rischia di confondere, specie per l’eterogeneità delle fonti che il protagonista interpella lungo la sua strada verso la verità. All’autore va in merito di una prosa fluida e di alcune scelte narrative coraggiose ma questo non basta ad elevarlo ai livelli di King, che resta su ben altro piano.

In definitiva è proprio il maldestro accostamento a sminuire l’effetto del romanzo. Da un presunto erede del Re ci si aspetta legittimamente una narrazione principesca. Straub, per il momento, lo lasciamo fermo al rango ducale.

@MarcoRagni

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