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Essere donna in India: un viaggio attraverso mille contraddizioni e speranze

Published on ottobre 2nd, 2011

sari-in-cammino-castelvecchi-rxCosa avranno in comune Mitu, Rekha, Shugra,  Sabita, Prabha, Anjali, Gayathri, Smita, Tahira, Nandita, Nanuben, Kiran e Pushpa? Ce lo spiega la giornalista Valeria Fraschetti nel suo “Sari in cammino. Ecco perché l’India non è (ancora) un paese per donne”, che inaugura i reportage di Castelvecchi Rx, con un viaggio di oltre due anni alla scoperta delle tante contraddizioni che purtroppo ancora caratterizzano un paese così ricco di fascino. Sebbene, infatti, l’India avesse già nel 1966 una donna come Primo Ministro e tuttora una delle persone più influenti sia sempre una donna, Sonia Gandhi, nonostante la tv e il cinema inneggino alle belle attrici di Bollywood, in questo Paese vige ancora una società profondamente patriarcale caratterizzata da una forte disuguaglianza sociale, di cui le donne, purtroppo, ne pagano il prezzo più caro.

In India, una bimba è ancora oggi considerata una persona non grata e meno degna di ricevere cibo, cure, istruzione rispetto a un bambino. Ecco quindi cosa hanno in comune Mitu, Rekha, Shugra, Sabita, Prabha, Anjali, Gayathri, Smita, Tahira, Nandita, Nanuben, Kiran e Pushpa. Sono 13 donne di età diversa, provenienti da differenti regioni indiane ed ognuna con una storia differente, fatta di sofferenze, ma anche di forza e speranze. Sono mamme, bimbe, ragazze, unite nel desiderio di far valere i propri diritti, di lottare per i propri sogni, nella speranza che i loro sacrifici possano, un giorno, garantire una vita migliore alle loro bambine e a tutte le altre donne di un Paese che, nonostante tutto, continuano ad amare profondamente.

valeria-fraschettiValeria Fraschetti, con rispetto ed in punta di piedi, è entrata nelle loro vite e ne ha ascoltato e raccolto le storie. Ci ha parlato di mamme che lottano per il diritto di mettere al mondo e di veder crescere delle bambine, di ragazzine che si rifiutano di pensare di non poter studiare, di doversi sposare troppo presto e di rinunciare alla spensieratezza che dovrebbe essere tipica di tutte le adolescenti ed al diritto di coltivare le proprie ambizioni.  Ci ha raccontato di donne, molto diverse tra loro, ma tutte legate dall’impeto di ribellione che nasce dalla presa di coscienza che si può e si deve lottare per sradicare le ingiustizie e far valere il diritto alla vita e all’affermazione che ogni essere umano merita.

Ogni racconto trasmette un’unica speranza, quella che se Mitu, Rekha, Shugra,  Sabita, Prabha, Anjali, Gayathri, Smita, Tahira, Nandita, Nanuben, Kiran e Pushpa riuscissero a vincere le loro battaglie, incoraggerebbero le altre donne a chiedere giustizia e a far sì che un giorno l’India possa diventare finalmente un Paese anche per donne.

Margherita Dongiovanni

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