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Ghosts

Published on agosto 30th, 2011

L’antologia di racconti del Principe dell’Horror

Come certe miniature che contengono perfezioni non possibili in opere di più vaste dimensioni, così i racconti appartengono ad una sfera narrativa diversa da quella dei romanzi. E siccome hanno anche regole diverse è comprensibile che ci siano autori capaci di dare il meglio nei margini di una storia breve.

joe-hillJoe Hill è probabilmente uno di questi scrittori, o almeno questo viene da pensare dopo aver letto gli unici suoi due libri usciti sul mercato italiano. Di fronte a “La scatola a forma di cuore”, il suo romanzo, ho provato una sensazione di velata delusione, come se mi sentissi a contatto con qualcosa di poco originale. Così non è stato con l’antologia “Ghosts”, una raccolta di 15 racconti (più uno, giustamente, “fantasma” nascosto nei ringraziamenti) che comprende storie di qualità superiore alla media.

Dirò di più: almeno due, “Pop Art” e “La maschera di mio padre”, sono piccoli capolavori, fantastico e malinconico il primo, onirico e vicino allo stile di Neil Gaiman il secondo. Solo in tre casi la qualità della narrazione risulta più bassa ma nel resto della raccolta si sfiorano livelli notevoli, spesso strizzando l’occhio a grandi autori come Bradbury, Kafka e Stoker. Il tributo agli ultimi due è quanto mai palese nei racconti “Il canto della locusta”, che tratta della metamorfosi del protagonista in insetto, e ne “I ragazzi Van Helsing”, con evidente riferimento al professor Abraham, antagonista di Dracula.

la-copertina-dell'edizione-originale-di-ghostsAncora meritevoli di menzione sono “Best New Horror”, che piacerà agli estimatori del Gore stile Hostel, “Bobby Conroy ritorna dal mondo dei morti”, che a dispetto del titolo non presenta particolari elementi horror, e l’inquietante “La colazione della vedova”, il cui finale lascia un sottile brivido lungo la schiena.

A chiudere la raccolta c’è la novella “Ricovero volontario”, storia più lunga dell’antologia con alcuni spunti interessanti che forse si sarebbero potuti sviluppare meglio. Poiché in nessuna delle pagine del libro viene citata la stretta parentela tra Joe Hill (uno pseudonimo) e uno dei più famosi scrittori viventi, eviterò di affrontare direttamente l’argomento. Mi limiterò a dire che, per stile e bravura e “diritti di discendenza”, il nostro potrebbe tranquillamente puntare al titolo di “Principe dell’Horror”.

@MarcoRagni

 

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