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Ryoji Ikeda, the transfinite

Published on luglio 1st, 2011

E’ difficile immaginare qualcuno, di qualsiasi età, non in grado di lasciarsi coinvolgere dalla spettacolare e monumentale installazioneThe transfinite”che Ryoji Ikeda, sound-visual artist giapponese, ha realizzato su una parete di 54 x 40 metri della Wade Thompson Drill Hall di Park Avenue Armory, a New York. Il compositore di musica elettronica e artista visivo, che vive tra Londra e Parigi, ha affermato in una recente intervista che “la bellezza è di cristallo, è razionalità, precisione, semplicità, eleganza, delicatezza“, mentre “il sublime è infinito: infinitesimale, immenso, indescrivibile, ineffabile.

Nella sua composizione “The transfinite” si vedono strisce orizzontali nere, grigie e bianche in due sezioni spaziali ben distinte scorrere ineffabilmente verso un’infinitezza ricercata nel numero. Non a caso, in matematica i numeri transfiniti si pongono concettualmente tra numeri finiti e infiniti, ma nell’accezione “ikediana”, il termine vuole indicare qualcosa di appena immaginabile e/o non completamente immaginabile, comunque infinita e ineffabile. Le pareti fungono da schermo di proiezione per video in streaming che lanciati in sincronia con ricercati suoni, trasmettono flussi di informazioni, equazioni matematiche, progressioni, datatronics e immagini digitali che sembrano mappe stellari e rotazioni di galassie con punti di luce tracciati su una griglia.

In “The transfinite”, la realtà non è che un oceano illusorio d’astrazione cibernetica, un prodotto del codice binario “0101010101010101010101010” che inganna i sensi. Ikeda è attratto da ciò che è al limite della comprensibilità della percezione umana e cerca di trasformare la sinfonia del suono e della visione in un esperienza multisensoriale che coinvolge anima e corpo. Gli effetti stroboscopici rendono l’ambiente ipnotico, ci si può sedere o stare in piedi e concentrarsi sulle caratteristiche essenziali del suono che Ikeda manipola dal vivo, dando vita ad un walk-in di pittura animata Op Art. Nel connubio musica-matematica-visione, i visitatori diventano artisti nell’interazione con lo spazio ricreato.

Concettualità e astrazione, suoni come veicoli di esperienze, Ikeda è un compositore che compone con pixel, temperatura di colori, onde sinusoidali, quadre, triangolo, scolpisce i suoni con l’utilizzo dei dati e da bravo regista dirige le visioni prodotte. L’opera si manifesta materializzandosi in un tempo indefinito. Attraverso ritmiche e impulsi visivi “The transfinite” ci afferra, ci avvolge e ci trasporta in luogo di sensazionale infinitezza. Ineffabilità e profondità del suono in un’alchimia percettiva di immensità.

T.iG.er

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