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Filippo Timi con Favola al teatro Parenti di Milano

Published on maggio 1st, 2011

filippo-timi-favola“C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più”. Questo è il sottotitolo della “Favola” diretta ed interpretata da Filippo Timi, ma è anche il suo incipit…il racconto potrebbe continuare così:

“C’era una volta Mrs Fairytale, un’impeccabile mogliettina e futura mamma, che viveva in una casetta perfetta dai colori pastello…erano gli anni ’50 e doveva essere quasi Natale, o almeno così sembrava dall’albero sullo sfondo e dai tipici canti passati dalla radio. In quel periodo, forse più del solito, in Mrs Fairytale c’era una strana gioia, una sorta di euforia che la faceva volteggiare per casa e ruotare nelle sua ampie sottogonne al ritmo della musica e dei suoi sogni…Sognava del bimbo che sarebbe nato e che intanto cresceva in lei, e del Natale perfetto che avrebbe organizzato per il suo marito imperfetto. La soave signora condivideva i suoi desideri con la fedele Lady, candida cagnetta impagliata e con l’amica Mrs Emerald. Dinanzi a quest’ultima, però, Mrs Fairytale, per quanto si sforzasse, non riusciva a celare quel velo di insoddisfazione e delusione che, talvolta, le compariva sul volto e che, da sempre, le invadeva l’animo, forse perché sapeva che l’amica conosceva bene tali sofferenze…”

Il racconto, come tutte le favole che si rispettino, ha un finale ed anche una morale…Ad ognuno voglio lasciare il piacere di assistere alla magnifica narrazione messa in opera dai travolgenti interpreti (Filippo Timi, Lucia Mascino e Luca Pignagnoli)e di godere del fascino della scenografia (realizzata presso il Laboratorio del Teatro Franco Parenti) e degli eleganti abiti (creati dall’Atelier Miu Miu con la direzione creativa di Fabio Zambernardi)…ad ognuno voglio lasciare il piacere di farsi accompagnare in questa favola-incubo dai colori pastello, di riflettere su quanto insegna e…di attribuirle la morale.

Voglio però condividere uno dei tanti pensieri di Mrs Fairytale perché esemplificativo, a mio avviso, del suo dramma…“come posso mettere al mondo un figlio senza insegnargli ad essere cattivo? Non dico malvagio, ma almeno cattivo quel tanto che basta per pretendere di essere felice”. 

M.D.

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