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Alla scoperta di luoghi nascosti: lo studio-museo di Achille Castiglioni

Published on febbraio 20th, 2011

E’ difficile trovare qualcuno che non abbia mai visto o utilizzato uno dei suoi oggetti di arredo, esposti nei principali musei del mondo e presenti nelle nostre case (dalle lampade Arco e Parentesi alla sedia Mezzadro o alla radio Brionvega, tanto per citarne qualcuna). È più facile che non si conosca l’autore di quei semplici strumenti funzionali, così come, magari, a molti è sconosciuto un altro aspetto  del genio creativo del designer milanese, scomparso nel 2002: i progetti di allestimenti e architettura, come il Palazzo della Permanente di Via Turati (1952-1953), la sede della Camera di commercio, industria e Agricoltura nel Palazzo di Via Meravigli, 11(1958) o ancora la Birreria Splugen  Brau in Corso Europa (1960).

Tutti i suoi lavori e le sue opere sono stati pensati e realizzati in quella che è stata la sua città, Milano e che adesso consente di compiere un viaggio nella vita e nei lavori del maestro semplicemente attraversando le quattro stanze dello “studio-museo Achille Castiglioni”, in Piazza Castello 27. E’ uno studio perché ha costituito la “tana” del grande designer milanese ed ora è un laboratorio in cui, in collaborazione con la Triennale di Milano, è in atto un progetto di catalogazione ed archiviazione dell’immenso patrimonio in esso contenuto. Ed è un museo perché tutto è rimasto com’era dalla sua scomparsa, avvenuta per una caduta accidentale proprio in una delle stanze di cui si compone.

Ma è soprattutto un luogo magico, dove si ritrovano i progetti, i disegni, le foto, gli oggetti, i libri che gli appartennero e dai cui trasse ispirazione. Entrandovi si ripercorrono i suoi sessant’anni di attività professionale (fino al 1968 in compagnia del fratello Pier Giacomo) e di vita, anche grazie ai racconti della moglie e della figlia che accompagnano spesso il visitatore alla scoperta del mondo magico di Achille Castiglioni e degli innumerevoli oggetti anonimi che utilizziamo quotidianamente senza sapere chi li abbia disegnati e progettati, ma che sono parte di noi e del nostro vissuto.

Margherita Dongiovanni

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