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When the wall is grey …

Published on dicembre 29th, 2010

… la creatività vive, dove il volto e il nome non hanno importanza e la temporaneità è attesa almeno quanto l’invidia del collega in cerca di spazi.  Il linguaggio si fa street vs. l’establishment dell’arte, di chi la vuole tenere chiusa nei musei, fruibile da pochi.

Le icone del XXI secolo sono agli angoli di strada, nelle piazze, sui mezzi di trasporto, su macerie di case dimenticate, su patetici cartelloni pubblicitari, il prodotto vive nella trasfigurazione del senso, perde l’anima originaria, ne acquista una che molto spesso non paga tranne che per i più ammirati. L’arma è l’ironia, la beffa, la reinterpretazione. E’ un’arte che piace, irrita, provoca, diverte, è riflessione nella celere inafferrabilità del quotidiano. È una toccata e fuga al semaforo, è uno sguardo in attesa del metrò, è una rivoluzione dal basso consacrata fino a quando non decidi di ripulire la facciata e di riportarla al comune senso del pudore.

La street art ha il ciclo produttivo di una bibita che si può gustare con un pasto veloce, ma offre spunti di riflessione senza tempo. L’arte che viene da lontano, dall’età della pietra ha la genialità e l’impulso e non ha ancora perso il suo ruolo chiave comunicativo astratto, concettuale, simbolico, postmoderno, avanguardista. Non solo spray, sticker, stencil, ma anche proiezioni e sculture, che vivono sul muro, lo colorano, lo rimettono in gioco, l’abbattono, dove il giudizio diventa universale, ma relativo solo nel tentativo di confronto di un’opera di Banksy con una di Michelangelo, nel continuo dilemma se sia arte oppure no.

T.iG.er

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