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Matthew Herbert: one man, one vision

Published on dicembre 29th, 2010

Spazzolini da denti, lavatrici, tostapane possono dare tanto alla musica se a trasformarli in suoni è l’alchimista Matthew Herbert. Era il 1998 e il suo capolavoro “Around the House” mostrava l’interesse del musicista per la “musica concreta”.

Dotato di una sensibilità pop-ludica e indagatore di dimensioni soggettive attraverso l’utilizzo di metodi scientifico-sperimentali applicati alla musica (Xenakis e Stockhausen insegnano), Matthew Herbert rimane uno tra i più versatili innovatori musicali-performativi della scena elettronica mondiale.

Pianista di formazione classica, Herbert è oggi performer elettronico, produttore, compositore e attivista in grado di redarre personali procedure guidate di composizione e scrittura musicale nel suo manifesto “PERSONAL CONTRACT FOR THE COMPOSITION OF MUSIC (P.C.C.O.M.)”, in cui afferma di non utilizzare suoni sintetici che imitano strumenti acustici e fonti musicali pre-registrate accogliendo, invece, nel processo di produzione, i suoni accidentali o errori che riportano ad una concezione creativa fondata sulla casualità provocata dell’errore umano. Lungi dall’essere limitato da queste regole auto-imposte, le composizioni di Herbert presentano delle ritmiche create dalla combinazione dei più impensabili oggetti di uso quotidiano. Il risultato è un sound che evoca paesaggi sonori e magiche alchimie.

Ed ecco, nel 2001, giungere la richiesta dalla coreografa Blanca Li di scrittura di tre composizioni per una big band da inserire nel musical “Le Defi“; è in questa occasione che l’amico Gilles Peterson trova lo spunto per proporgli di mettere in piedi una sua Big Band per una esibizione al Montreux Jazz Festival. La proposta è gradita da Mattew tanto da portare nel 2003 la neonata “Matthew Herbert Big Band” negli Abbey Road Studios per la registrazione del primo album: “Goodbye Swingtime”, rivisitazione digitale di standard jazz degli anni ’30 e ’40.  Tra i 20 musicisti che compongono la big band vi sono tra l‘altro Arto Lindsay, Dani Sicliano, Jamie Lidell, Mara Carlyle, Shingai Shoniwa, Plaid e Mouse On Mars. Il risultato è un connubio travolgente tra il classico jazz orchestrale e l’elettronica dei nostri giorni. Tutta l’arte della manipolazione della materia sonora della Matthew Herbert Big Band è ascoltabile e visibile dal vivo nelle performance al Sonar di Barcellona e al Roskilde Festival in Danimarca.

Le abilità di campionare e tagliare, decostruendo e ricostruendo le registrazioni in tempo reale durante l’esecuzione dei pezzi attraverso l’utilizzo del looping e dello splicing ci mostrano tutta la genialità Herbertiana racchiusa nel diario-libro “The Process, The Parts, The Many And The Few” contenente interessantissimi dettagli del processo produttivo seguito da Herbert per la creazione dell’album.

Nel 2004 esce “Plat Du Jour”, album concettuale in cui ogni prodotto alimentare è scartato e reso suono attraverso appetitosi campionamenti alimentar-culinari. L’album più sperimentale di Herbert, tratta di affari delle multinazionali alimentari, di culto dell’immagine, pena di morte e guerra in Iraq.

Negli anni che seguono Herbert si diverte ad abbinare melodia, avanguardie jazz a techno, Disco e house nell’album “Scale” come pretesto per riflettere sulla morte, la sofferenza globale, la fine dell’era del petrolio! Mah! Che strane combinazioni! Problemi sociali e temi di attualità affrontati anche nell’album della Matthew Herbert Big Band “There’s Me And There’s You” (2008) dove elettronica, suoni di discariche, e corpi in procinto di essere cremati si mescolano ad un suonato avant jazz.

Cos’è rimasto dei rave e dei party illegali sull’ondata del travolgente sound di Aphex Twin con i quali Matthew è diventato quello che è? C’è rimasta la trilogia “One”:

  1. One One” primo album della trilogia, diario di viaggio di estetica glitch-pop dove ogni canzone porta il nome di una città in cui Herbert canta e suona ogni strumento;
  2. One Club”, interamente realizzato con materiale di campionatura di rumori, suoni e conversazioni raccolti in un locale di Francoforte, è un album che esplora le connessioni politiche-economiche esistenti tra multinazionali e divertimento;
  3. One Pig”: fedele rappresentazione della vita moderna rappresentata dai rumori che un maiale di una fattoria del Kent emette durante l’intero ciclo della sua vita.

Che dire! Dopo aver prodotto e remixato artisti come Björk, R.E.M., John Cale, Roisin Murphy, Yoko Ono e Serge Gainsbourg, campionato basi infinitesimali di propri suoni al fuoco degli israeliani sui palestinesi, trituramenti di lattine Coca Cola, sfogliate di libri di letteratura politica, chissà cos’altro ha in serbo per noi quel gran genio di Matthew Herbert!

A proposito dell’ultimo lavoro commissionato dalla Deutche Gammofon, il riarrangiamento (per la serie Recomposed) della decima sinfonia di Mahler rimasta incompiuta per la morte del compositore, ha detto:

“Devo ribadirlo, il campionatore è uno degli strumenti più rivoluzionari in musica di sempre. Se Mahler voleva comporre una musica che mimasse il volo degli uccelli l’avrebbe simulata al flauto, mentre ora posso prendere un microfono e registrare quei suoni in presa diretta. Il mondo è la tua più grande tastiera e per esprimere la solitudine, l’orrore e la bellezza che il compositore voleva esprimere al tempo della Decima Sinfonia ora abbiamo diverse possibilità. Da parte mia ho voluto non solo riprodurre la sinfonia simulandone l’ascolto dall’interno di una bara, ma amplificarne i sentimenti che l’avevano animata, la solitudine di Mahler, la paura di morire, la frizione tra l’interno e l’esterno, la distanza.”

T.iG.er

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